Ados E Intersoggettività
La neuropsichiatria infantile, come disciplina sanitaria e scientifica, è giunta ad un punto di svolta.
La posizione epistemologica del suo operare deve integrare necessariamente la “tradizione” culturale e scientifica degli ultimi cinquant’anni con le recenti acquisizioni scientifiche. Per scoperte scientifiche recenti di certo non intendo – eliminando equivoci politically (s)correct – le ipotesi di funzionamento del mentale cognitiviste, computazionali, comportamentiste di moda nei giorni attuali ed influenti sul piano mediatico e social…popular!
Intendo – a gran voce – l’orizzonte filosofico, speculativo, teoretico ma anche operativo aperto dalla scoperta dei Mirror Neurons.
Questa scoperta ha rivoluzionato tanti ambiti delle scienze e delle neuroscienze, ma incide ancor di più sulla neuropsichiatria infantile. La scoperta del sistema mirror ha individuato un ponte di comunicazione e di esplicazione tra il Mentale ed il Corporeo. E sia per tipologia di disfunzioni comportamentali oggetto della disciplina – autismo, iperattività, sviluppo cognitivo-adattivo preverbale, cognizione sociale, etc…- nonché per la prevalente strategia semeiologica dominante in neuropsichiatria infantile – l’osservazione comportamentale – diventa obbligatorio comprendere questo “ponte mirror” e renderlo uno strumento della clinica nella comprensione del significato dei sintomi e dei segni del Mentale, anche attraverso la Corporeità. Intendendo ovviamente per Corporeità: il sistema cervello-corpo e/o i patterns di organizzazione funzionale cervello-corpo.
Il Sistema Mirror e le sue evoluzioni teoretiche nella simulazione incarnata e nell’embodied cognition, è in grado di spiegare attualmente la base del funzionamento neurobiologico della comprensione del significato dell’atto motorio, dell’intenzione motoria, del comportamento, della relazione: attraverso una modalità di accesso diretto al significato del Sè corporeo, significante in una mappatura interna e neuronale dell’altro da Sè.
Quindi l’Osservatore diviene, nella relazione con l’altro da Sè, il rilevatore di un significato immanente nel comportamento – nel “movimento”, nell’atto motorio – e veicolato come significante che viaggia nella relazione tra osservatore-osservato ovvero tra relazionanti.
Questo, saltando ovviamente in questa fase introduttiva dei passaggi algoritmici, in ultima analisi rivoluziona il setting semeiologico dell’osservazione comportamentale. Rivoluziona quindi l’asse portante della diagnostica in neuropsichiatria infantile: l’osservazione. Quest’ultima viene insignita del ruolo preminente nella valutazione comportamentale, ma ristrutturata nel suo status epistemico.
L’Osservazione, tuttavia, abbandona la sua presunta oggettività: il punto osservazionale non si pone più (quanto meno nell’interazione valutativa) in una dinamica IO-ESSO, bensì IO-TU; definendo il momento osservativo come un momento di Relazione, di sintonizzazione, di connessione tra sistemi mirror che reciprocamente si riconoscono e mappano significati preverbali, verbali, narrativi e solo infine metarappresentazionali o di mentalizzazione. In questa dimensione intersoggettiva i significati motori, pragmatici, mimici, posturali, verbali, simbolici, narrativi viaggiano tra i relazionanti sviluppando una danza di significanti che si definisce nella comprensione reciproca e quindi in una correttezza semeiologica in cui la “diagnosi” è antropologicamente guidata.
In questo senso l’operatore (il neuropsichiatra infantile nel nostro caso) diventa egli stesso lo strumento ed il rilevatore del significante nella relazione IO-TU, e l’accesso diretto al significato nel sistema mirror supera e detronizza il ricorso alla Mentalizzazione: nella dinamica di interazione io-tu (alla base di ogni valutazione semiologica) prevalgono aspetti non-dichiarativi e non metarappresentazionali della cognizione sociale.
Questo tipo di setting di relazione diagnostica ovviamente non esclude le operazioni valutative e osservazionali in terza persona (IO-ESSO), non riduce di importanza e valore le operazioni computazionali e di discernimento di significato attraverso la Teoria della Mente ed il suo processo attribuzionale di significato sulla base di elaborazione di informazioni simboliche e rappresentazionali. Non riduce ma differenzia quest’ultimo dall’interazione in seconda persona (IO-TU), di questa ne spiega le basi di funzionamento e – come intuitivamente ed empiricamente si ammette – ne enfatizza, a merito, il valore semeiologico e diagnostico.
Premesso quanto sopra, e quindi derivando la diagnostica osservazionale da una interazione in seconda persona IO-TU, risulta necessario anche rivedere secondo questa prospettiva lo strumentario standardizzato testologico utilizzato in clinica neuropsichiatrica infantile.
Nell’ADOS (Autism Diagnostic Observation Schedule) l’esaminatore si ritrova in una situazione clinica caratterizzata dal contestuale status di osservatore e relazionante, deriva la decodifica degli stati mentali, comunicativi, espressivi e interazionali del bambino da una dimensione intersoggettiva – classicamente in interazione in seconda persona IO-TU. Tuttavia lo scoring del test prevede un processo di Mentalizzazione, una meta-rappresentazione a-posteriori della relazione, un processo attribuzionale di significati di comportamento basati su di un esperienziale relazionale di tipo IO-ESSO, in terza persona.
La criticità da rilevare risulta tuttavia più profonda. Se ontologicamente la dimensione intersoggettiva nell’ADOS è definibile più propriamente come in seconda persona, ed è più comprensibile ed anche governabile sulla base dei postulati di embidied cognition e simulazione incarnata, come può – o meglio per quanto tempo ancora – la sua procedura essere ancora inferita secondo interpretazioni e substrati teoretici afferenti dalla Teoria della Mente e Mentalizzazione modulare?
Il bias è immediato. L’operatore si ritrova in una dimensione di Relazione in cui egli stesso è strumento di rilevazione del percetto, in quanto “specchio” del significante in interazione.
Ne consegue quindi, immediatamente, che questo operatore per funzionalizzare al massimo, od in maggiore coerenza con il progresso delle scienze cognitive, l’ADOS, dovrà fornirsi di un assetto teoretico aggiornato (di certo non skinneriano o cognitivista) e formarsi secondo l’interpretazione più recente della dimensione intersoggettiva e sistemica.
Una teoretica basata sul sistema mirror ed una “taratura” del rilievo dei singoli moduli del test effettuata sulla base di tali consapevolezze cliniche – della dimensione intersoggettiva e di relazione dell’osservazione strutturata – potranno migliorare sia la specificità che la sensibilità del test, nonché incrementergli la interrater reliability sulla base di condizioni di setting e di status epistemico “ripetibili”.
Fulvio D’Amico.